Camerasutra

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Camerasutra



Camerasutra

Una rivista di riflessione cinematografica.In Camerasutra, il termine "critica" è evitato in quanto intimamente presuppone un’autoelezione a custodi della verità. Camerasutra è anche: ''l'ultimo avamposto di un manipolo di strenui cinefili contro l’avanzare del buio postmoderno del cinema attuale''. Una rivista di cinema chè e nata all'Università Cattolica. Si chiama «Camerasutra», da un gioco di parole usato da Bernardo Bertolucci in una vecchia intervista rilasciata all'Unita ai tempi del processo a «Ultimo tango a Parigi». Una storpiatura del termine «kamasutra» che sembra esprimere la volontà di guardare la settima arte da tutte le posizioni e angolature.

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Teoria e Tecniche della Comunicazione Mediale

A fondarla sono stati due studenti del Corso di laurea specialistica in Teoria e Tecniche della Comunicazione Mediale, entrambi cinefili, ovviamente, ma con gusti diversi. «Io - spiega Serena Corvaglia - sono un'amante della Nouvelle Vague e di François Truffaut, mentre Stefano Lombardini, il ragazzo che dirige con me la rivista, è un appassionato di film horror. In particolare, c'è un gran dibattito su cosa sia il cosiddetto cinema d'autore... Avendo vissuto nell'epoca dell'individualizzazione e della frammentazione abbiamo occhi diversi, anche se rivolti nella stessa direzione: verso lo schermo del cinema. Lo amiamo e ne vogliamo parlare». Il primo numero, completamente autofinanziato, è stato distribuito in 100 copie all'interno dell'ateneo. «Ci occupiamo del fenomeno cinematografico a diversi livelli - continua Serena -, sia con recensioni dei film in sala, sia con riflessioni sullo stato del cinema contemporaneo, specie quello italiano, sia con interventi più o meno debitori dei nostri studi. In futuro vorremmo approfondire le dinamiche di trasformazione del cinema provocate dal contatto con le nuove tecnologie e con nuove modalità di produzione e fruizione, e, se possibile, sviluppare un discorso teorico, utile e comprensibile al lettore e con qualche elemento di novità rispetto alle teorie classiche del cinema, non di rado oscure e ripiegate su se stesse».E solo un inizio perche le ambizioni dei ragazzi di Camerasutra sono grandi. «L'anno prossimo le pubblicazioni saranno più frequenti. Abbiamo fatto richiesta di fondi all'università: se non dovessero pervenire, cercheremo qualche sponsor, magari tra i cinema d'essai cittadini, giusto per coprire le spese di stampa delle copie. Vorremmo anche ottenere il sostegno del Dipartimento di Scienze dello Spettacolo per organizzare rassegne e cineforum. Non so se tutto questo andrà in porto, intanto cerchiamo di diffondere il cinema e di insegnare a capirlo, perché se lo capisci, lo ami. Quanto a me, vorrei diventare una regista. Ma è ancora un sogno».







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